Dettaglio prodotto

Barolo DOCG 2020

Ceretto

€70.00

Anno: 2019 – 2020

Vitigni: Nebbiolo

Alcol:  14.5% Vol.

Colore rosso rubino con riflessi granato.

Profumi di violetta, petali di rosa e spezie.

equilibrato, intenso e rotondo.

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Description

UNA STORIA LUNGA TRE GENERAZIONI

Quando nel 2014 l’UNESCO ha proclamato i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero Patrimonio Mondiale dell’Umanità, per noi è stato il riconoscimento di un’intuizione che aveva più di mezzo secolo. L’azienda vinicola Ceretto nacque negli anni ‘30 del Novecento: Riccardo Ceretto, che non possedeva vigneti, vinificava comprando uve altrui. La svolta coincise con l’ingresso in azienda dei figli Bruno e Marcello, che portavano con sé un pensiero innovativo per l’epoca: l’importanza della terra. Se oggi questa appare un’ovvietà, la Langhe di allora ricordavano da vicino la miseria della vita contadina – descritta così bene da Beppe Fenoglio nel suo romanzo “La Malora” – e Riccardo era restio a investire nell’acquisto di terreni.
Ma Bruno e Marcello avevano in mente le vigne di Borgogna, dove da più di un secolo si produceva vino eccellente grazie a un modello che teneva conto delle peculiarità di ciascun vigneto – e infatti ancora oggi si indica con il termine francese cru. Negli anni ‘60 Bruno e Marcello cominciarono a mappare i terreni da cui venivano i vini migliori, e ad acquistare i vigneti. Dalla terra non si sarebbero più allontanati: per Marcello, quella del 2020 è stata la sessantesima vendemmia trascorsa in vigna, tra i filari che conosce così bene, a raccogliere uva e a discutere con i vendemmiatori di pioggia, di arsura, di malanni della vite, restando in campagna fino al momento di rientrare con le cassette di uva in cantina.
Ai loro figli, Bruno e Marcello hanno consegnato un territorio preservato in modo magistrale, che da tempo ha smesso di sognare la Borgogna ed è diventato a sua volta un modello su cui sono puntati gli occhi del mondo. Così ci prepariamo al futuro: la nostra famiglia è un gruppo con una visione condivisa, che prende decisioni collegiali, guidate dal rispetto per la competenza: diamo gli strumenti a chi ha un contributo da dare – all’azienda, e al territorio – per affermare la sua visione.
Ognuna delle iniziative in cui ci cimentiamo ha la nostra impronta genetica ed esprime gli stessi valori. Tutto è cultura: dall’alta gastronomia di Piazza Duomo alla cucina piemontese tradizionale della Piola, fino ai nostri progetti artistici. La Cappella di Sol Lewitt e David Tremlett, in un vigneto di Barolo Brunate a La Morra, colloca l’arte in un paesaggio agricolo, e mentre lo eleva lo celebra: c’è una componente educativa, non imposizione dall’alto ma contaminazione dal basso. Lo stesso vale per il percorso verso la sostenibilità ambientale intrapreso in vigna e in cantina: non ci pensiamo in competizione con altri vignaioli, ma siamo fieri di mostrare che anche chi coltiva molti ettari può lavorare nel rispetto dell’ambiente. Il nostro destino è aprire nuove strade.

 

Quale principio ci guida nel fare il vino?

 

Il nostro intento è esprimere al massimo il terroir, cioè il dialogo tra tutti i fattori che contribuiscono a plasmare il suo carattere – dal suolo al clima, dalla disposizione delle vigne all’uomo che le coltiva.

In reazione a pratiche di cantina invasive, è passato ormai il concetto secondo il quale “il vino si fa in vigna”. Certo, ma come si lavora la vigna? Una pianta è in salute solo quando lo è il terreno dove cresce: proprio come noi, la vigna è ciò che respira e quello di cui si nutre.

La filosofia steineriana, alla quale ci ispiriamo per il nostro lavoro in campagna, ci insegna a cercare un equilibrio ispirato a quello naturale: un prato di montagna ospita infinite varietà di fiori diversi, e la terra non viene erosa dal passaggio di un temporale. Anche se la vigna è una forzatura umana, questa tensione verso la biodiversità può essere mantenuta anche in agricoltura: negli ultimi vent’anni abbiamo eliminato antiparassitari e concimi, scoprendo che per nutrire la terra può bastare la pratica del sovescio, cioè la semina tra i filari di essenze che fanno da concime naturale.

È un percorso, non l’aggiunta di un ingrediente: non pensiamo mai al nostro lavoro in vigna e in cantina come a una ricetta.

In ogni cosa adottiamo un approccio rispettoso della lunga durata dei nostri vini d’invecchiamento: una sperimentazione in vigna mostra il suo risultato in bottiglia non prima di sette anni e mezzo dalla vendemmia. Servono, allora, almeno quindici anni per consolidare il risultato delle prove fatte, per trovare risposta alle domande che rivolgiamo al vino e al terroir.

Anche per questa ragione, il nostro obiettivo – più che un ritorno alla tradizione – è non lasciare che le mode dell’enologia orientino le nostre scelte: l’ingrediente segreto di ogni tendenza passeggera (di volta in volta: barrique, concentrazione, dolcezza…) diluisce l’identità per inseguire affannosamente un fantomatico mercato.

Noi abbiamo scelto un approccio programmatico differente: a guidarci sono il rispetto dell’ecosistema e la ricerca del massimo rendimento della pianta e della sua salute, per ottenere vini che esprimano la personalità di ogni terroir: il nostro ruolo è accompagnare il vino, senza trascinarlo in una direzione predeterminata, offrendogli le condizioni migliori per esprimere il suo carattere, senza dimenticare mai che la vita della vigna è più lunga di quella dell’uomo.

TENUTA MONSORDO BERNARDINA

Alba

Alla fine degli anni ’80 la famiglia Ceretto sceglie un antico casolare alla porte di Alba, trasformandolo gradualmente nel suo quartier generale.

Questa tenuta chiamata Monsordo Bernardina, legata storicamente alla storia d’amore fra Vittorio Emanuele II e la Bella Rosina, diventa nel giro di pochi anni il centro nevralgico dell’azienda; qui si concentrano la produzione e l’affinamento di alcune delle più storiche etichette aziendali, le attività amministrative e commerciali, gli uffici e il magazzino.

Sono più di 30 gli ettari vitati che circondano la cascina e ospitano varietà tradizionali ed internazionali, tutte coltivate secondo forti principi di sostenibilità ambientale. Tradizione in casa Ceretto fa rima con innovazione ed ecco che sull’onda della spinta creativa, nel 2009, nasce L’Acino, una installazione permanente affacciata sulle belle vigne, che fa da corollario ad un moderno spazio per l’accoglienza e per la promozione del territorio.

 

Additional information

Produttore

Temperatura

18-20°C.

Abbinamenti

Capretto o agnello al forno

Denominazione

Barolo DOCG